venerdì 19 aprile 2013

Si, per riaprire davvero la taverna c'è voluto un bel po' di tempo...siamo già ad un anno ma le pulizie da fare hanno richiesto più tempo del dovuto.

Ebbene messeri, oggi ho una storia da raccontarvi, mettetevi comodi e dimenticatevi dei vostri affari per un attimo.

Fahela vive in una piccola città in mezzo ai monti. Questa città è poco conosciuta, ha un buon clima, un buon tenore di vita ed è sufficientemente vivace da passare piacevolmente le giornate in rilassatezza e buonumore. La cosa curiosa di questa città è però che è incredibilmente ricca di etnie e culture diverse di posti davvero lontani: un modesto salotto rappresentativo di quel che possiamo trovare in questo mondo.
Fahela appartiene a una cultura e ad una società molto antica, da una parte, ma anche in parte logorata dall'erosione che la superficialità e l'abitudine provocano.
Oggi si è recata in un luogo sacro. Effettivamente il termine "sacro" qui è equivoco, ma per capirci, Fahela si è recata in un luogo che appartiene ad un'altra fede, ad un altra dimensione dello spirito umano.
Era circa mezzogiorno e la giornata primaverile prometteva abbastanza calura. Per raggiungere quel luogo bisogna conoscerlo, esserci già stati o esservi accompagnati: perchè è perfettamente nel bel centro di un luogo affollato di lavoro, scuola e quotidianità, non facile da trovare.
Si è trovata l'entrata, il verde chiaro accostato con il bianco caratterizzano questo ingresso.
Entrando nell'atrio, c'era del movimento, un movimento composto e silenzioso, fatto di acqua, uomini, pulizia e piedi. Si, piedi scalzi, piedi gonfi, piedi calzati, piedi con sandali: il fulcro dell'attenzione era rivolto a tutti quei piedi. E poco più avanti, scarpe. Tante scarpe, ovunque, di tutti i tipi e colori, eleganti e sportive, disordinatamente appaiate intorno all'ingresso di un grande salone. Scarpe straordinarie.

Oltre l'atrio infatti, un piccolo corridoio giungeva a due grandi portoni aperti che si aprivano su una sala immensa. La sala era gremita di gente e un uomo parlava alla folla. Le persone erano attente, speranzose ma soprattutto si fidavano di quelle parole. Erano fedeli.
Un grande tappeto di paglia gialla si stendeva per la sala e tutti quei piedi erano disposti su quel tappeto, si spostavano, si piegavano. Ad un certo punto la voce cessa e si sente un gran brusio di vesti e corpi che si muovono in silenzio, poi recitano alcune parole e lentamente, abbracciati e sorridenti, escono dalla grande sala per tornare alle occupazioni della giornata, di un venerdì qualunque in quella città in mezzo ai monti.


Quello che c'era davvero dentro la sala, in verità Fahela non lo ha visto: tutto ciò che era in quella grande sala, Fahela l'ha solo immaginato e ascoltato attraverso quello che c'era fuori dalla sala.
Le scarpe lasciate fuori hanno raccontato quello che stava succedendo all'interno. Erano di una bellezza e compostezza estrema. Scarpe straordinarie.
Quello che invece Fahela ha percepito benissimo è stato invece un delicato profumo che aleggiava nell'aria, che sapeva di comunità e di unione e tutte quelle scarpe che aspettavano fuori, tutte ammassate intorno alle porte d'ingresso che per quei quindici minuti circa, hanno lasciato il passo alla fede, allo spirito e a...Dio.

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