mercoledì 19 settembre 2018

Come passa il tempo. Il viso imbruttisce e la schiena si inchina agli impegni; eppure i pensieri e le idee sono più energici che mai. Come può essere?

Abbiamo deciso di spostare la taverna in una zona più frequentata, gli ingialliti avventori del paese e della contrade vicine non sono più prestanti come una volta. Nostalgia e disinteresse, tutto passa e tutto tramuta la quotidianità. Ci vedremo ancora, dall'altra parte della collina.

Buon proseguimento!


sabato 22 febbraio 2014

Ed ancora, lemme lemme, questa taverna fa fatica a partire...c'è crisi anche qui da noi!

Chissà perchè, miei cari visitatori, l'ozio e il vizio mettono da parte le arti più alte e più fini dell'essere umano. Ne parlavo proprio l'altro giorno con una cliente, entrata in questa vecchia taverna per sorseggiare qualcosa di tiepido mentre la pioggia là fuori finiva i suoi lavori di pulizia. Mi diceva "come facciamo signore, ci sono così tante idee belle, luccicanti e piene di energia che spesso purtroppo rimangono incastrate nella sfera dell'immaginazione, senza approdare mai in questo mondo".

Cosa vogliamo farci, anche io qui in taverna ho tanti sogni: sogno di rimettere a nuovo la mobilia, di decorare con gusto le finestre e di cambiare questo servito di calici che ho da tanti anni. Ma alla fine è un sogno che rimando e rimando giorno dopo giorno...i clienti passano, ordinano, due chiacchiere, poi pagano, escono e il tempo passa.

Per fortuna, c'è sempre qualcuno con cui parlare, specialmente dei propri sogni.

venerdì 19 aprile 2013

Si, per riaprire davvero la taverna c'è voluto un bel po' di tempo...siamo già ad un anno ma le pulizie da fare hanno richiesto più tempo del dovuto.

Ebbene messeri, oggi ho una storia da raccontarvi, mettetevi comodi e dimenticatevi dei vostri affari per un attimo.

Fahela vive in una piccola città in mezzo ai monti. Questa città è poco conosciuta, ha un buon clima, un buon tenore di vita ed è sufficientemente vivace da passare piacevolmente le giornate in rilassatezza e buonumore. La cosa curiosa di questa città è però che è incredibilmente ricca di etnie e culture diverse di posti davvero lontani: un modesto salotto rappresentativo di quel che possiamo trovare in questo mondo.
Fahela appartiene a una cultura e ad una società molto antica, da una parte, ma anche in parte logorata dall'erosione che la superficialità e l'abitudine provocano.
Oggi si è recata in un luogo sacro. Effettivamente il termine "sacro" qui è equivoco, ma per capirci, Fahela si è recata in un luogo che appartiene ad un'altra fede, ad un altra dimensione dello spirito umano.
Era circa mezzogiorno e la giornata primaverile prometteva abbastanza calura. Per raggiungere quel luogo bisogna conoscerlo, esserci già stati o esservi accompagnati: perchè è perfettamente nel bel centro di un luogo affollato di lavoro, scuola e quotidianità, non facile da trovare.
Si è trovata l'entrata, il verde chiaro accostato con il bianco caratterizzano questo ingresso.
Entrando nell'atrio, c'era del movimento, un movimento composto e silenzioso, fatto di acqua, uomini, pulizia e piedi. Si, piedi scalzi, piedi gonfi, piedi calzati, piedi con sandali: il fulcro dell'attenzione era rivolto a tutti quei piedi. E poco più avanti, scarpe. Tante scarpe, ovunque, di tutti i tipi e colori, eleganti e sportive, disordinatamente appaiate intorno all'ingresso di un grande salone. Scarpe straordinarie.

Oltre l'atrio infatti, un piccolo corridoio giungeva a due grandi portoni aperti che si aprivano su una sala immensa. La sala era gremita di gente e un uomo parlava alla folla. Le persone erano attente, speranzose ma soprattutto si fidavano di quelle parole. Erano fedeli.
Un grande tappeto di paglia gialla si stendeva per la sala e tutti quei piedi erano disposti su quel tappeto, si spostavano, si piegavano. Ad un certo punto la voce cessa e si sente un gran brusio di vesti e corpi che si muovono in silenzio, poi recitano alcune parole e lentamente, abbracciati e sorridenti, escono dalla grande sala per tornare alle occupazioni della giornata, di un venerdì qualunque in quella città in mezzo ai monti.


Quello che c'era davvero dentro la sala, in verità Fahela non lo ha visto: tutto ciò che era in quella grande sala, Fahela l'ha solo immaginato e ascoltato attraverso quello che c'era fuori dalla sala.
Le scarpe lasciate fuori hanno raccontato quello che stava succedendo all'interno. Erano di una bellezza e compostezza estrema. Scarpe straordinarie.
Quello che invece Fahela ha percepito benissimo è stato invece un delicato profumo che aleggiava nell'aria, che sapeva di comunità e di unione e tutte quelle scarpe che aspettavano fuori, tutte ammassate intorno alle porte d'ingresso che per quei quindici minuti circa, hanno lasciato il passo alla fede, allo spirito e a...Dio.

lunedì 26 marzo 2012

Bene, la Taverna riapre...

Ho deciso di riaprire la vecchia Taverna della Fiamma Spenta e rinnovare l'arredo, togliere la polvere dai tavoli, riaprire le finestre e vedere quale nuova clientela si fermerà a sorseggiare qualche boccale di pensieri ai banconi della Taverna.

Bentornati!

Datemi il tempo di ritrovare i piatti e le posate e sarete subito serviti...

lunedì 14 luglio 2008

Glucosio, arena e rosso


Ieri sera una donna dai capelli dorati si è bevuta qualche bicchiere di Terr di troppo e credo che quello che mi ha detto non abbia senso...dato che avevo finito di pulire tutti i boccali mi son preso la briga di farmi dettare quello che diceva e me lo sono scritto in questo biglietto. Magari domani lo faccio leggere al mio vecchio amico professore...

Glucosio, arena e rosso

Formulazioni macchinose di raggi fermi

Dove sono tutte quelle costellazioni?
A tarda foschia si è dato appuntamento
Ma la zucca non sarà sempre costante.

Certe sensazioni umili si ritraggono con l'ombra

C'è calore e macchia, c'è apertura nella via.
A tarda foschia si è dato appuntamento
Ma il topo morde anche nel bosco.

Luce tenace succhia via la notte

Il monte curioso nasconde ogni segno
A tarda foschia si è dato appuntamento
Già non c'è glucosio, arena e rosso.

martedì 8 luglio 2008

Ricetta sfumata

Un avventore mi ha lasciato questo biglietto, è tutto sporco di caramello e puzza di aceto, credo che lo darò a Ruth in cucina...

Ricetta sfumata

Bacchiare a fuoco lento un talco sottile, senza sporcare e senza fumare
Balletti zitti sotto i vizi dei tumuli di biancheria.
Proseguire adagio con carta strappata a forza, ancorata ad una scorza di vite.
Mescola la lana con citronella snella nella patella della casella postale.
Mordere e precipitare su un acciaio denso dal sapore intenso.
Servire lenta con presa finta dalla fiamma spenta che vien da est.

sabato 3 novembre 2007


Donne, donne, sempre donne in crisi.
Non ce l'ho con loro, per carità, ma a volte sono così complicate che penso che a furia di essere complicate, non vedono più quando qualcosa è davvero semplice e, puff! finiscono con complicare pure quello.
La donna del villaggio, quella giovane con gli abiti sempre scuri è passata ieri dalla taverna e si è sfogata per un bel po'.

Rischiando

Tutto il giorno è una lotta

scindere le cose come sono
dalle cose come vorrei che fossero.

So di non dover credere alle idee

sono pura fantasia
elaborazioni di soccorso
per non vedere.

Ma è una grande tentazione,

astrattamente realistica
e puntualmente felice.
Un dipinto, un'arte, una musica.

Cedere è il desiderio più forte

la spinta dell'intimo che si aggrappa al sogno
quanto questo sogno potrebbe esser vero?

è solo un sogno...non voglio rischiare.


Dovessi morire, voglio morire senza provare?

voglio rischiare.
Perchè mettere in gioco una vita intera?
non voglio rischiare.
Soffrire di giorno e di notte nel dubbio?
voglio rischiare.
Correre con una gamba rotta che ancora fa male?
non voglio rischiare.
Prender parte al meraviglioso mondo offerto?
voglio rischiare.
Cieca, ripercorro una strada tortuosa, difficile?
non voglio rischiare.
Accettare di perdere per sempre una speranza?
voglio rischiare.
Uccidere la speranza con un nuovo fallimento?
non voglio rischiare.
Vivere una vita nell'attesa del miglioramento?
voglio rischiare.
Se alla fine il miglioramento non arriverà mai?
non voglio rischiare.
Rivivere e condividere magie, momenti unici?
voglio rischiare.
Accettare la convivenza con l'angoscia e con l'incoerenza?
non voglio rischiare.

Avere accanto una felicità che può essere solo effimera

o aspettare una felicità che può essere solo fantasia?

Vivere poco ma felice o morire in attesa di una rinascita?


Lui o no?


Io o no?